Museo Yves Saint Laurent Marrakech

Strumenti di illuminazione a LED ERCO per uno spazio espositivo dal design pieno di fascino: Il museo Yves Saint Laurent a Marrakech

Il museo Yves Saint Laurent recentemente inaugurato si presenta come un gioiello di architettura museale contemporanea. Gli interni della costruzione monolitica in mattoni ad opera dello Studio KO sorprendono per il concept espositivo dal tocco drammatico, con riferimenti al teatro e ai palcoscenici. Le soluzioni illuminotecniche a LED ERCO all’interno della Black Box percorribile rendono vividi i colori e le trame dei tessuti dei modelli iconici della haute couture di Yves Saint Laurent.

La coppia di architetti dello Studio KO ha disegnato un museo su misura delle creazioni haute couture di Yves Saint Laurent: fluente e complesso come i suoi capi d’abbigliamento. I diversi schemi di posa dei mattoni alleggeriscono la facciata priva di finestre, dando vita a strutture che ricordano l’ordito e la trama di un tessuto e a complessi giochi di ombre con la luce del sole meridionale.

La coppia di architetti dello Studio KO ha disegnato un museo su misura delle creazioni haute couture di Yves Saint Laurent: fluente e complesso come i suoi capi d’abbigliamento. I diversi schemi di posa dei mattoni alleggeriscono la facciata priva di finestre, dando vita a strutture che ricordano l’ordito e la trama di un tessuto e a complessi giochi di ombre con la luce del sole meridionale.

Esterni: Sin dalle prime ore del mattino, il calore abbagliante del sole nordafricano illumina di un rosso chiaro la facciata in mattoni del museo di nuova costruzione in Rue Yves Saint Laurent. La città di Marrakech si trova nel sudovest del Marocco ed è famosa per le sfumature di rosa, rosso e terracotta dei suoi edifici. Con il basamento in terrazzo e la suggestiva facciata in mattoni, gli esterni del complesso architettonico basso e allungato del museo Yves Saint Laurent riprendono queste sfumature cromatiche tipiche e la tradizione edilizia araba con l’assenza di finestre sulla facciata. La facciata a rilievo elaborata dagli architetti dello Studio KO celebra il gioco di luce e ombre tipico del sole delle regioni meridionali.

All’interno della cosiddetta Black Box, la sala espositiva principale della nuova struttura museale, i faretti sagomatori Optec risaltano con illuminazione d’accento i colori, i tessuti, i ricami, le balze e i drappeggi degli strati di stoffa dei preziosi capi in maniera nitida e scultorea. Il tipo di illuminazione scelto, che conferisce all’esposizione un carattere quasi drammatico, è frutto della vicinanza di Christophe Martin al teatro.

All’interno della cosiddetta Black Box, la sala espositiva principale della nuova struttura museale, i faretti sagomatori Optec risaltano con illuminazione d’accento i colori, i tessuti, i ricami, le balze e i drappeggi degli strati di stoffa dei preziosi capi in maniera nitida e scultorea. Il tipo di illuminazione scelto, che conferisce all’esposizione un carattere quasi drammatico, è frutto della vicinanza di Christophe Martin al teatro.

Interni: Uno spazio espositivo immerso nel buio più assoluto. Una Black Box conserva le creazioni più significative del genio creativo Yves Saint Laurent. Il concept scenografico glorifica la ricchezza e le infinite sfaccettature delle creazioni di alta moda dello stilista morto nel 2008 e ritenuto uno dei più influenti couturier del ventesimo secolo. I visitatori che si immergono nell’oscurità assoluta sono accolti da cinquanta capi selezionati messi in risalto da illuminazione d’effetto e indossati da manichini, che sembrano essere protagonisti di una pièce teatrale.

Lo spazio espositivo permanente del museo è opera dell’architetto e scenografo francese Christophe Martin. Su richiesta di Pierre Bergé e di Yves Saint Laurent in persona, nel 2005 ha curato l’esposizione «le smoking» del famoso couturier, dedicata al primo e famoso tailleur-pantalone per donna. Ne seguirono altri 15 progetti frutto di una intensa collaborazione tra tutti e tre. Con la mostra presso il museo Yves Saint Laurent a Marrakech, l’architetto e scenografo dà uno sguardo a tutto tondo sulla vita e l’opera del couturier, che visitò il Marocco per la prima volta nel 1966 con il suo compagno di vita e socio Pierre Bergé, decidendo spontaneamente di acquistarvi una casa. La «città rossa» divenne la sua seconda casa dopo Parigi e una delle sue principali fonti d’ispirazione. Christophe Martin ha scelto consapevolmente di non realizzare una retrospettiva classica. Lo scenografo, invece, paragona il passaggio attraverso la sala espositiva principale completamente oscurata ad un viaggio attraverso i pensieri e lo spirito del genio creativo. In linea con questa idea ha scelto di combinare modelli iconici selezionati realizzati in quattro decenni di attività (1961-2002) con gioielli e accessori, dando vita ad una mostra fastosa, colorata e dalle molteplici sfaccettature. Per non alterarne lo stato di conservazione, i modelli di alta moda vengono sostituiti regolarmente da altri elementi della collezione con più di 3000 pezzi della Fondation Pierre Bergé. Questa soluzione consente di non esporre eccessivamente i delicati manufatti alla luce dei riflettori e alla calca dei visitatori. Per la stessa ragione, la scelta è ricaduta sull’illuminazione a LED. La lighting designer Akari-Lisa Ishii che ha tradotto in realtà il concept scenografico di Christophe Martins con gli strumenti di illuminazione a LED ERCO afferma: «Le emissioni di calore e di raggi UV dei LED sono quasi pari a zero. Questo è un aspetto fondamentale quando si illuminano tessuti delicati e molto preziosi.»

I faretti sagomatori Optec illuminano i pezzi d’esposizione, risaltandone nitidamente i bordi e dando vita ad un’esplosione di colori nella Black Box.

I visitatori che si dirigono verso l’atrio del museo, passando per un corridoio stretto in mattoni e il cortile d’ingresso inondato di luce e contraddistinto dal logo YSL ad altezza uomo, che viene illuminato ad effetto al calare del sole da due proiettori Beamer, vengono condotti direttamente verso la sala espositiva principale.
Raggiunta la sala espositiva principale, i visitatori sono accolti in primis dal buio più assoluto. «Il contrasto tra la luce e l’oscurità, tra l’esterno e l’interno è stato un punto chiave nella progettazione di questo spazio», così Christophe Martin. «Liberato da ogni vincolo spaziotemporale, il visitatore si ritrova in un altro universo, nel mondo di Yves Saint Laurent.» Lo sguardo dei visitatori che entrano nello spazio viene catturato istantaneamente dalla famosa «Robe Mondrian» del 1965, illuminata da due faretti sagomatori Optec che nell’oscurità sembrano farla lievitare verso l’osservatore. I colori e le geometrie del capo sono un colpo d’occhio all’interno della Black Box. I cinquanta modelli esposti su manichini sono disposti in gruppi tematici, che riprendono i principali temi dell’arte creativa del maestro. I faretti sagomatori Optec risaltano in maniera nitida e scultorea i tessuti, i ricami, le balze e i drappeggi degli strati di stoffa di tutti i capi, anche dei modelli neri che si stagliano sullo sfondo nero.

Ispirandosi alla tradizione edilizia araba, il museo è tutto rivolto verso l’interno e si sviluppa intorno a dei cortili interni adornati con tocco artistico. I visitatori accedono alla struttura dalla strada attraverso un corridoio stretto che li conduce nel cortile interno circolare, in cui svetta il logo YSL su un panello a parete centrale. Al calare del sole, il logo viene illuminato ad effetto da due proiettori Beamer dotati di moduli LED da 12W ciascuno. Due proiettori Lightscan posizionati ad altezza della grondaia, uno in tonalità cromatica bianco neutro (4000K) e l’altro in bianco caldo (3000K), creano un delicato effetto «moonlight» sul muro esterno curvato del museo.

Ispirandosi alla tradizione edilizia araba, il museo è tutto rivolto verso l’interno e si sviluppa intorno a dei cortili interni adornati con tocco artistico. I visitatori accedono alla struttura dalla strada attraverso un corridoio stretto che li conduce nel cortile interno circolare, in cui svetta il logo YSL su un panello a parete centrale. Al calare del sole, il logo viene illuminato ad effetto da due proiettori Beamer dotati di moduli LED da 12W ciascuno. Due proiettori Lightscan posizionati ad altezza della grondaia, uno in tonalità cromatica bianco neutro (4000K) e l’altro in bianco caldo (3000K), creano un delicato effetto «moonlight» sul muro esterno curvato del museo.

Le opere più significative del genio creativo di Yves Saint Laurent vengono messe in scena in maniera opulenta all’interno di uno spazio espositivo mantenuto completamente al buio e dotato di illuminazione d’effetto.

Le opere più significative del genio creativo di Yves Saint Laurent vengono messe in scena in maniera opulenta all’interno di uno spazio espositivo mantenuto completamente al buio e dotato di illuminazione d’effetto.

Il tipo di illuminazione scelto, che conferisce all’esposizione un carattere quasi drammatico, è frutto della vicinanza di Christophe Martin al teatro. In seguito ai suoi studi in architettura, per più di 12 anni ha intrapreso una stretta collaborazione con il rinomato regista, drammaturgo e videoartista americano Robert Wilson per la realizzazione di scenografie per l’opera e il teatro. Un comfort visivo alto riveste molta importanza non solo per chi visita l’opera e il teatro, ma anche per i visitatori di un museo. La precisione delle soluzioni illuminotecniche a LED ERCO consente di raggiungere un alto comfort visivo all’interno dell’esposizione, evitando al contempo qualsiasi genere di abbagliamento per i visitatori. Come afferma Christophe Martin: «Secondo me, la luce è il punto cardinale di ogni scenografia.»
«L’illuminazione impeccabile dei singoli oggetti all’interno di un esposizione è essenziale per l’effetto complessivo della messa in scena.»

Sull’autrice:

Kristina Raderschad dirige dal 2005 un ufficio di redazione a Colonia. Laureata in ingegneria degli interni, i suoi articoli, i suoi reportage e le sue interviste in tema di architettura e design sono pubblicati in tutto il mondo su riviste come AD Architectural Digest, A&W, ELLE DECORATION, HÄUSER, MARK o WALLPAPER*.

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